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Il bisogno di stabilità

Il nostro è sempre più un mondo caratterizzato dall’instabilità: sociale, politica, economica, climatica... È un continuo variare di situazioni, talvolta a ritmo quotidiano, che lasciano nell’incertezza su ciò che potrebbe succedere in futuro, anche in un futuro molto vicino. Tutto questo non fa che alimentare un’instabilità emotiva che, per molti, diventa sempre più difficile da gestire.

Anche ciò a cui ci si appoggiava in passato, come la famiglia, un lavoro certo, una sicurezza economica, la certezza di vivere in un paese pacifico, è diventato un terreno instabile, in cui la precarietà e la provvisorietà stanno diventando la normalità.

In questo continuo agitarsi di onde emotive, trovare dei punti di riferimento fermi e stabili a cui aggrapparsi non è solo importante, ma assolutamente indispensabile.

Il salmista ci invita ad alzare lo sguardo verso il cielo, dove troviamo qualcosa di eterno ed immutabile: Per sempre, SIGNORE, la tua parola è stabile nei cieli. (Salmo 119:89).

Questo vuol dire che è cambiato il mondo, la società, le circostanze, che sono passati gli anni, i secoli e i millenni, che è cambiata la nostra vita, le nostre situazioni personali, ma quella Parola era e rimane fissa e stabile nei cieli. Una Parola che non viene mai meno e non è soggetta alla precarietà a cui sono sottoposti tutti gli esseri viventi, perché “L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio dura per sempre(Isaia 40:8).

Dal momento che questa Parola ci è stata donata, che è entrata nel nostro spazio e nel nostro tempo, può entrare anche nella nostra vita, se accolta. Un messaggio vivente che attraversa le generazioni e le latitudini, passa di vita in vita, senza perdere il valore e l’efficacia per cui ci è stato dato. E senza che quelle parole di vita passino via prima che abbiano svolto il loro compito: Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata. (Isaia 55:10-11).

Possiamo quindi aggrapparci a ciò che è stabile, immutabile, eterno, perché eterno è colui che, in quella Parola, ci ha rivelato il suo piano di salvezza per noi, mettendolo in atto. Quel Gesù che “è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8) e che ci assicura che “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35).

E allora, perché non provare a fermare la nostra anima agitata e a condividere il pensiero del salmista: «Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio. (Salmo 42:5, 11; 43:5).

Perché non provare a chiedere ancora oggi di fermare i nostri pensieri vorticosi, facendo leva sulle sue promesse? Perché “A colui che è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida. Confidate per sempre nel SIGNORE, perché il SIGNORE, sì, il SIGNORE, è la roccia dei secoli” (Isaia 26:3-4).

E perché non ancorarci, mentre tutto intorno e dentro di noi sembra così instabile, a ciò che solo è stabile nei cieli e che può tenerci fermi e sicuri, a quella speranza viva che il Signore ci sussurra, giorno dopo giorno, con le sue parole, nella sua Parola?  

Anche oggi, quindi, stringiamo a noi il suo messaggio di speranza e teniamolo “come un’àncora dell’anima, sicura e ferma (Ebrei 6:19).

E visto che non mancheranno altri giorni agitati, fuori, in questo folle mondo, e anche dentro di noi, rinnoviamo ogni volta, con fede, questa speranza, perché “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11:1).

Fede, certezza, sicurezza, stabilità, tutte cose di cui abbiamo un immenso bisogno.



 

 

 

 
 
 

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