Quando ti manca la terra sotto ai piedi
- evangelicibz
- 1 giorno fa
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I recenti fatti di Niscemi, dove un sistema franoso ha fatto crollare una parte del paese e impedito l’accesso a una vasta area ritenuta a rischio, ripropone ancora una volta l’ormai cronico problema del dissesto idrogeologico presente in moltissime parti d’Italia. Costruzioni fatte dove non si doveva, avvisi di pericolo ignorati, interventi di sistemazione annunciati e mai messi in atto, un aumento dei fenomeni climatici estremi, sono tra le cause principali di questi eventi.
La popolazione che vive in queste aree è ovviamente allarmata e si infrange una delle certezze che dovrebbero accompagnare chi vive in una casa: che questa sia una dimora sicura e stabile, dove vivere in sicurezza. Ed ecco la sensazione, letterale, di ciò che il modo di dire del titolo vuole evocare. Guardando a una definizione presa da un dizionario, leggiamo che il “sentirsi mancare il terreno sotto i piedi”, nella sua accezione figurata, significa: sentirsi perduti, in grave pericolo, senza possibilità di salvezza, come se non si sentisse più l'appoggio solido del terreno sotto i piedi e ci si rendesse conto che si sta per precipitare nel vuoto. È riferito ad aiuti o altro su cui si contava e che invece vengono meno in un momento critico.
Quindi, oltre al problema geologico di una frana in atto, esiste anche un problema ancora più grave, più profondo nella vita di molte persone. Questa sensazione di insicurezza, di mancanza di basi solide su cui appoggiarsi, in particolare nei momenti critici della vita. Abbiamo ricordato che spesso, nelle aree a rischio di dissesto idrogeologico, gli avvisi restano inascoltati nel corso del tempo (a Niscemi il rischio di frane era noto da almeno 230 anni, vedi qui).
Ed è proprio sul non mettere in pratica gli avvisi ricevuti che Gesù, usando un linguaggio figurato che richiama quanto esposto finora, vuole richiamare la nostra attenzione: Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande». (Matteo 7:24-27)
Lo scopo della parabola è avvertire coloro che hanno ascoltato gli insegnamenti di Gesù che la saggezza richiede azione. L'uomo saggio li ascolta e li mette in pratica, l'uomo stolto magari li ascolta anche, ma non li mette in pratica.
Gesù ci insegna che abbiamo bisogno di solide fondamenta su cui costruire tutta la nostra vita: fisica, emotiva e spirituale. In un tempo in cui, non solo la terra frana sotto i nostri piedi, ma un po’ tutto quello che ci circonda rischia di crollare, su cosa edifichiamo la nostra casa? (vedi anche il post I segni dei tempi (1): Il crollo delle fondamenta).
Ascoltiamo quindi le parole di Cristo, la sua santa Parola, e viviamo seguendo le sue indicazioni, con i piedi ben saldi sulla roccia Gesù. Anche se pesantemente colpiti, non saremo mai portati via dalle tempeste della vita, mentre aspettiamo con fede “la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11:10)
Come tempesta che passa, l’empio non è più, ma il giusto ha un fondamento eterno. (Proverbi 20:25)
Perciò così parla il Signore, DIO: «Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire. (Isaia 28:16)
nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. (1 Corinzi 3:11)




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