Pasqua: tutto quello che Gesù non ha fatto
- evangelicibz
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Gesù ha fatto tante cose, ma dobbiamo anche evidenziare quelle non fatte, perché parte integrante e indispensabile della sua opera di salvezza. Gesù è Dio, ma quando ha offerto la sua vita come sacrificio per noi si è spogliato di tutti i privilegi che questo poteva comportare, come viene ben espresso nel più volte citato Filippesi 2:5-8: Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.
Gesù non si è aggrappato al suo essere Dio, ma è andato fino in fondo nel suo mandato.
In particolare, i brani che ci raccontano i momenti dell'ultimo giorno terreno di Gesù, nella settimana della Pasqua ebraica, ci fanno vedere nel dettaglio quello che Gesù, pur potendolo, non ha fatto:
Non ha imposto la propria volontà: E, andato un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi» (Matteo 26:39).
Non ha richiesto l'aiuto degli angeli: Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d'angeli? (Matteo 26:53).
Non si è difeso dalle accuse: E, accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose testimoniano contro di te?» Ma egli non gli rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto. (Matteo 27:12-14).
Non ha salvato sé stesso: Allo stesso modo anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l'uno all'altro: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso (Marco 15:31).
Non è sceso di croce: Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano (Marco 15:32).
Non ha smesso di amare e salvare i peccatori: Gesù gli disse: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso» (Luca 23:43).
Non ha peccato, nonostante le tentazioni e la sofferenza: Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato (Ebrei 4:15).
Pietro riassume tutto questo molto bene, mostrandoci cosa questo ha significato per noi: «Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno». Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente; egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati sanati. (1 Pietro 2:22-24).
Quindi Gesù non si è ritirato, ma ha proseguito il suo percorso fino alla fine, per noi. Ma poi ha fatto qualcosa di unico, di incredibile, che sta alla base della nostra fede: è risorto! Senza questa certezza la nostra fede è vana, inutile: se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati... Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. (1 Corinzi 15:17, 19).
Ringraziamo quindi ancora Gesù per ciò che ha fatto per noi e per tutto ciò che non ha fatto per sé stesso, al fine di salvarci.




Commenti